cultura

altGita all’Aprica con Bettini. Niente di notevole (probabilmente era nuvolo, perché a Soldati è sfuggito almeno il panorama sull’Adamello, NdR). Scendiamo verso Édolo e ci fermiamo in un angolo quieto. Su un vacillante ponticello di assi, attraversiamo un torrente chiamato Ogliolo: c’è un cartello. Risalgo, adagio, una sponda idillica: salici, robinie, un gruppetto di querce, poi verdi prati ben pettinati e, una dopo l’altra, distanziate, tre o quattro casette a un solo piano che hanno quasi l’aria di grossi, assurdi giocattoli. Tegoli rossi, mura intonacate di calce bianca, porte e persiane smeraldine, e chiuse, si direbbe sigillate. Tutto è lucido, fresco, senza la minima traccia di vita intorno. Costruite di recente, forse aspettano di essere vendute.

“La comparazione sistematica fra due dialetti diversi rappresenta una metodologia davvero insolita per un vocabolario e ne conoscevo solo un altro caso.” Sono le prime parole della presentazione del professor Giovanni Bonfadini al nuovo vocabolario dialettale di Antonio Stefanini, appena stampato e distribuito in Valcamonica e Valtellina.
Il lavoro di Stefanini riguarda i dialetti di due località vicine –

Ecco un interessante spaccato di vita turistico-sportiva aprichese del 1934, 3/4 di secolo fa: il contratto stipulato tra l'Azienda Autonoma di Cura-Soggiorno-Turismo e il maestro di sci Achillle Cioccarelli, capostipite dei maestri di sci di Aprica, che di fatto sancisce la nascita della Scuola di sci nella nostra località.

Molti anni fa viveva ad Aprica una ragazza molto bella e di famiglia ricca, dal nome Palabione.
La giovane, all’insaputa del padre, custodiva gelosamente un segreto.
Amante della natura, si era recata spesso sulle pendici della montagna che domina Aprica per ammirare la bellezza del paesaggio, per osservare gli animali, udire il canto degli uccelli e raccogliere i fiori che lassù spuntavano. Qui incontrava sovente un giovane pastore, con il quale strinse poco a poco amicizia e, come spesso succede, i due si innamorarono.

di Gianluigi Garbellini

Il 20 dicembre 1923, il re Vittorio Emanuele III appose la sua firma di capo dello stato al testo della legge n. 2793, avente per oggetto il “distacco della frazione di Aprica dal Comune di Teglio e sua costituzione in comune autonomo”, licenziata dal parlamento. Controsiglata dal capo del governo Benito Mussolini, quindici giorni dopo, il 5 gennaio 1924, la nuova legge fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

In Val Belviso, nei pressi dell'attuale diga di Ganda, vi era un piccolo borgo che godeva di un’economia molto florida. Allevamento di bestiame, caccia, pesca e un poco di agricoltura vi permettevano una vita agiata e tranquilla. Gli abitanti di quella borgata erano chiamati ad Aprica i «Signori della Val Belviso» e alcune ragazze del paese si recavano regolarmente presso di loro per lavorare in qualità di serve.
Si diceva, nel nostro paese, che la ricchezza di quei «Signori» non era certo trascurabile, ma che essa era quantomeno pari alla loro avarizia.

Il testo descrive, con dovizia di particolari, un periodo della storia di Aprica a cavallo tra il 19° e il 20° secolo.

La frazione di Aprica del Comune di Teglio non ebbe rilevante importanza nei tempi antichi, causa di trovarsi fuori di comunicazione, sia per Tirano, come anche per Edolo, e, d’altra parte per la sua alta posizione sul livello del mare, il suo suolo dava uno scarso raccolto, limitato al taglio del fieno per due volte ed un po’ di grano, segale e in questi ultimi anni, 1840, ad un prodotto di patate. Non ostante tali condizioni, il passo di Aprica ebbe sempre qualche interesse, mettendo in comunicazione le due valli Tellina – Camonica. Si venne a conoscere meglio l’Aprica mediante la grandiosa strada costruita negli anni 1846-1852, e questa costruzione determinò un risveglio pronunciato, anche negli abitanti del luogo.

Palazzo Salis – sec. XVII - Tirano

La nobile famiglia svizzera dei Conti Salis può essere vista come uno dei simboli più importanti della lunga e complessa storia politica tra la Valtellina ed i vicini Grigioni.

Al momento, almeno fino alla prossima apertura del Museo interattivo dell’Uomo nella Natura che è in avanzata fase di allestimento, Aprica non dispone di un vero e proprio museo.

È invece aperto alle visite il Museo Camillo Golgi – Premio Nobel per la Medicina di Corteno (6 km a est di Aprica).
Gli orari d’apertura estivi (luglio-settembre) sono dalle 10 alle 12 di ogni sabato e domenica; Visite guidate: solo su prenotazione il sabato e la domenica tutto l’anno.
Info su http://www.museogolgi.it

Valtellina, terra dura e affascinante

La Valtellina o Valle dell'Adda, nel cuore delle Alpi all'estremo nord della Lombardia, al confine con la Svizzera, è un territorio prevalentemente montuoso che offre una grande varietà di paesaggi, i quali consentono di praticare la montagna in tutti i suoi aspetti. L'escursione altitudinale, compresa tra i 200 metri del Pian di Spagna e i 4000 metri del Pizzo Bernina, e la particolare disposizione geografica Est-Ovest, atipica rispetto alla maggior parte delle vallate alpine, presenta infatti ambienti naturali di fondovalle, di mezza costa e di alta montagna,

Ad Aprica, presso due delle contrade principali, sorgono le Chiese Parrocchiali

  • dei SS. Pietro e Paolo
  • di Santa Maria Assunta

La Chiesa di S. Pietro sorse nel XIII secolo su un’altra preesistente, forse del VI secolo, ma indubbiamente una delle più antiche della provincia. Divenuta parrocchiale nel 1427, fu ampliata nel 1600. Nel 1896 venne decorata la facciata e fu costruito il presbiterio. Il tempio è stato recentemente ristrutturato. Diversi gli arredi sacri di pregio, tra cui il ciborio, ancone in legno, il confessionale, dei calici e alcuni dipinti.

Le prime notizie scritte sulla Chiesa di Santa Maria risalgono invece al 1589. Modificata nei secoli XVII e XVIII, fu eretta parrocchia nel 1906. Fu restaurata sia all'inizio che alla fine del secolo scorso. Di pregio il fastoso portale barocco del 1778, alcuni mosaici, il fonte battesimale ed un confessionale in legno intagliato.

Nei pressi della chiesa di S. Pietro è stata consacrata nel 1999 la moderna Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice. Da ricordare l'organo, proveniente da una chiesa in Germania.

Tre cicli di murales

Il progetto "Murales nelle contrade di Aprica" è stato promosso e finanziato dall'Amministrazione comunale, che ha inteso in questo modo abbellire e rendere fruibili turisticamente i nuclei storici di Aprica. Si tratta della realizzazione di poco meno di 50 dipinti che, nelle contrade di S. Maria, Dosso e S. Pietro, 16 per ognuna, propongono tre percorsi tematici ispirati alla storia locale e all'ambiente naturale.


murale a Santa Maria

 

 

La Biblioteca Civica di Aprica, di fatto biblioteca multimediale, videoteca, Internet point e molto altro, per questo definita anche “Culturalteca”, si trova al piano rialzato del Centro Direzionale, in Corso Roma 150, a lato degli uffici turistici.
La struttura è inserita nel circuito bibliotecario provinciale e mette a disposizione dell’utente una vastissima gamma di servizi, tra cui: 4000 libri, 600 film (ma anche opere liriche e CD di musica sia classica che leggera), computer, CD-ROM didattici, sala lettura e consultazione, stampanti laser a colori, fotocopiatrici, scanner professionali, strumenti musicali, terrazza open-air di 200 mq. La biblioteca è anche info point Internet. Il tutto fruibile gratuitamente.

L’apertura ordinaria è dal martedì a venerdì, ore 17 / 19, sabato, ore 15 / 19.
Info presso Ufficio turistico, tel. 0342-746113.

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